Come imparare a gestire la vergogna

Uno dei temi più attuali è legato al vissuto della vergogna. Questa emozione, che in alcune persone si trasforma in uno stato d’animo che fa da sfondo all’esistenza, sembra essere più presente nelle donne ed è uno degli scogli più duri da superare nella vita. Mi è capitato di osservare nella relazione terapeutica l’insostenibile peso della vergogna quando il paziente avverte che non è più possibile rimandare il momento di affrontare il tema centrale della terapia, ma al tempo stesso non riesce a reggerne l’impatto emotivo. In questi casi, alle volte può decidere di sospendere gli incontri oppure rinvia le sedute. Ciò accade perché si innesca un circolo vizioso, la cosiddetta “vergogna della vergogna“, creando un effetto simile ad una palla di neve che cade giù da una montagna e, rotolando, diventa sempre più grande fino a provocare una valanga. E’ una strada senza uscita perché c’è un “indicibile” che parla di me, “mi vergogno anche solo a parlare della mia vergogna” e per questo mi ritiro.

Non necessariamente la vergogna nasce da esperienze di abusi o violenze (intese come maltrattamenti fisici, verbali o anche sessuali, in famiglia o in altri contesti sociali), ma può trattarsi di aspetti del proprio Sè e del proprio sentire che la persona non accetta. Spesso si tratta di vissuti che toccano la sfera corporea o sessuale, motivo per cui mi interrogo fin da subito su questi aspetti nella vita di un paziente, non necessariamente indagandoli, ma anche solo osservando come il paziente si pone nei confronti di questi (li evita, ne parla in un certo modo, quali comportamenti assume…), se, quando e quali argomenti porta in terapia in relazione ad essi, ed osservando come si presenta e come si muove nello spazio fisico del mio studio (la qualità dell’energia, la rigidità dei movimenti, la postura, lo sguardo, ecc.).

Al di là dello spazio terapeutico, però, come si gestisce la vergogna nella vita di tutti i giorni?

Sarà capitato a tutti almeno una volta nella vita di commettere una gaffe terribile e di rendersi conto che più si cercava di recuperare più la situazione peggiorava.

Cosa fare per evitare di essere travolti dalla vergogna? Un antico proverbio recita: “Se non puoi combattere il tuo nemico, allora fattelo amico“! Nel corso delle varie terapie che ho seguito, ho imparato che negare la vergogna non fa altro che aumentare la vergogna stessa. Paradossalmente, è risultato più utile smettere di combatterla, “arrendersi alla vergogna“, accettando che c’è senza cercare di nasconderla. Non smetteremo di arrossire, non smetteremo di “impappinarci“, ma riusciremo ad andare avanti, per esempio nell’esporre il nostro punto di vista oppure a fare quella cosa che vorremmo ed a cui teniamo tanto o di cui abbiamo bisogno, senza mettere in atto comportamenti di evitamento e penose rinunce. E magari alla fine ci renderemo conto che forse era meno peggio di quanto immaginassimo oppure ci sentiremo soddisfatti di noi per essere arrivati fino in fondo, nonostante tutto. L’essenziale non è fare una cosa alla perfezione, ma sta nella differenza tra il farla ed il non farla. Arrendersi alla vergogna significa accettare un lato di noi che è più sensibile e che, forse, è stato ferito in passato e per questo non va criticato e rinnegato, ma preso per mano ed accompagnato, anche con l’aiuto di un esperto, per far sì che diventi semplice compagno di viaggio anziché nostro carceriere.

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